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sabato 5 gennaio 2008

ANAIS NIN

IL DELTA DI VENERE
"PIERRE"


Sdraiato sul letto, Pierre si ricordò di una donna di cinquant'anni, un' amica di sua madre, che aveva conosciuto quando lui ne aveva solo diciassette. Era eccentrica e ostinata e continuava a vestirsi secondo la moda di dieci anni prima, vale a dire indossando un numero imprecisato di sottovesti, bustini stretti, mutandoni lunghi tutti pizzi, e vestiti con la gonna arricciata e ampie scollature nelle quali Pierre poteva intravedere l'avvallamento tra i seni, una linea scura e indistinta che svaniva tra pizzi e trine.

Era una bella donna, con una folta capigliatura rossa e una delicata peluria sulla pelle. Le orecchie erano piccole e delicate, le mani paffute. La bocca era particolarmente attraente: naturalmente rossa, piena e grande, con piccoli denti regolari, che metteva sempre in mostra, pronti a mordere qualcosa.
Una volta venne a trovare sua madre in una giornata molto piovosa, mentre i servitori erano fuori. Scrollò l'ombrellino delicato, si tolse l'ampio cappello, e sciolse il velo. Mentre se ne stava ancora in piedi, col vestito nero tutto zuppo, incominciò a starnutire. La madre di Pierre era a letto con l'influenza, e gridò all'amica dalla camera: "Cara, togliti pure i vestiti se sono bagnati, e Pierre te li farà asciugare davanti al fuoco. C'è un paravento in salotto. Ti puoi svestire lì e Pierre ti darà uno dei miei kimono.

Pierre si diede da fare di buona lena. Prese uno dei kimono della madre e aprì il paravento. Nel caminetto in salotto scoppiettava un bel fuoco. La stanza era calda e profumava di narcisi, che riempivano ogni vaso, di legna da ardere e del profumo di sandalo dell'ospite. Da dietro il paravento la donna porse il vestito a Pierre. Era ancora bagnato e aveva il profumo del suo corpo. Pierre lo tenne fra le braccia e lo annusò, inebriato, prima di deporlo su una sedia tavanti al fuoco. Poi la donna gli porse una sottogonna grande e ricca, con l'orlo fradicio e sporco di fango. Pierre l'annusò con piacere prima di mettere anche questa davanti al fuoco.

Nel frattempo la donna parlava e sorrideva, rideva senza preoccupazione, inconsapevole dell'eccitazione del ragazzo. Gli lanciò un'altra sottoveste, più leggera, calda e muschiosa. Poi, con una risatina timida, gli gettò le sue mutande lunghe, orlate di pizzo. Improvvisamente Pierre si rese conto che non erano bagnate, e che gliele aveva tirate solo perchè lo voleva e che ora la donna era quasi nuda dietro il paravento e sapeva che lui era consapevole del suo corpo.
Quando lei lo guardò da sopra il paravento, Pierre vide le sue spalle rotonde e piene, morbide e lucide, come cuscini. La donna rise e gli gridò:"Dammi i kimono adesso." - "Non sono bagnate le sue calze?" le chiese Pierre. - "Si, eccome. Me le sto togliendo", e si piegò. Pierre l'immaginò mentre si slacciava le giarrettiere e arrotolava le calze. Si chiese com'erano le sue gambe e i suoi piedi. Non riuscì più a trattenersi e diede un colpo al paravento. Lo schermo cadde davanti alla donna e la rivelò nella posa che Pierre si era aspettato. Era piegata e stava arrotolando le calze nere. Tutto il suo corpo aveva il colore dorato e l'incarnato delicato del suo viso. La vita era lunga, i seni grandi, ma sodi.
La donna non si lasciò turbare dalla caduta del paraventi. Disse: "Guarda cos'ho combinato togliendomi le calze. Passami il kimono." Pierre si avvicinò, guardandola, la prima donna nuda che avesse mai visto, tanto simile ai quadri che aveva esaminato al museo. Lei sorrise. Poi si coprì come se niente fosse e si avvicinò al fuoco, allungando le mani verso la fonte di calore. Pierre era del tutto snervato. Il suo corpo bruciava e tuttavia non sapeva bene cosa fare.

La donna non badava troppo a stringersi il kimono addosso, occupata com'era a scaldarsi. Pierre sedette ai suoi piedi e la guardò sorridente, a viso aperto. Gli occhi di lei sembravano invitarlo. Egli le si avvicinò, sempre in ginocchio. Improvvisamente lei si aprì il kimono, gli prese la testa fra le mani e gliela appoggiò al pube perchè potesse toccarlo con la bocca. I riccioli del pelo pubico toccarono le labbra di Pierre facendolo impazzire. In quel preciso momento la voce di sua madre chiamò dalla lontana camera da letto: "Pierre, Pierre!" (segue)

giovedì 13 dicembre 2007

ANAIS NIN - IL DELTA DI VENERE - "L'ARABO"


La danza continuò. Il ragazzo arabo che suonava il flauto mi guardava intensamente. Roger mi sedeva accanto, incantato dalla danzatrice, con un sorriso lieve sulle labbra. Gli occhi del ragazzo arabo continuavano a bruciarmi addosso. Era come un bacio, una scottatura sulla carne. Tutti erano ubriachi e ridevano e cantavano. Quando mi alzai, si alzò anche il ragazzo arabo. Non sapevo bene quel che facevo. All'entrata c'era un ripostiglio scuro per cappelli e cappotti. La ragazza che se ne occupava era seduta in mezzo ai soldati, e io entrai. L'arabo capì. Lo aspettai tra i cappotti. L'arabo ne adagiò uno sul pavimento e mi spinse giù. Nella penombra riuscii a vederlo estrarre un cazzo magnifico, liscio, bello. Lo volevo in bocca, ma lui non ne volle sapere. Me lo mise immediatamente nella vulva. Era duro e caldo. Temevo che ci avrebbero pescato e volevo che facesse in fretta. Ero così eccitata che venni immediatamente, mentre lui continuava a immergere e rimestare. Era infaticabile, aveva una forza tremenda nel pene, nelle mani, nella ingua. Tutto in lui era solido. Sentii il suo pene diventare più grosso e più caldo, finchè l'estemità strofinò con tanta forza la vagina da farlo sembrare ruvido, come se mi raschiasse. Andava avanti e indietro allo stesso ritmo regolare, senza affrettarsi. Mi lasciai andare e smisi di pensare a dove eravamo. Pensavo solo al suo cazzo duro che si muoveva regolarmente, ossessivamente, dentro e fuori. Senza nessun preavviso, senza un cambiamento di ritmo, egli venne, come lo zampillo di una fontana. Non tirò fuori il pene. Gi rimase duro. Voleva che venissi di nuovo, ma la gente incominciava a uscire dal ristorante. L'arabo mi chiese: "Ti rivedrò ancora? Sei così dolce e bella. Potrò mai rivederti?". Roger mi stava cercando.....